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Deus Ex Machina: un’azienda australiana in costante crescita

deusante.jpgDal latino, lo slogan del workshop australiano, forse molto più di uno slogan: “Dio è nella macchina”. Una specie di ispirazione ultraterrena che celebra la bellezza degli oggetti per i quali, in Deus, si nutre una grande passione. Motociclette, bicicli a ruota fissa e tavole da surf rappresentano il trittico magico di una concreta “cultura” che, alla Deus Ex Machina, tiene insieme mondi all’apparenza lontani ma accomunati da un abilità costruttiva che sta a metà tra una bottega e una galleria d’arte. . . .

SPECIAL CAFÈ
Deus Ex Machina: un’azienda australiana in costante crescita

Design, stile e unicità

Dal latino, lo slogan del workshop australiano, forse molto più di uno slogan: “Dio è nella macchina”. Una specie di ispirazione ultraterrena che celebra la bellezza degli oggetti per i quali, in Deus, si nutre una grande passione

Testo Mario Polini

Motociclette, bicicli a ruota fissa e tavole da surf rappresentano il trittico magico di una concreta “cultura” che, alla Deus Ex Machina, tiene insieme mondi all’apparenza lontani ma accomunati da un abilità costruttiva che sta a metà tra una bottega e una galleria d’arte.

Triangolo virtuoso
Questo triumvirato di attività identifica un gruppo di giovani che, con dedizione, cerca di diffondere ed elaborare, ogni volta in maniera diversa, la trasposizione della passione nel lavoro. La nostra attenzione è carpita, in prima istanza, dal design e dal modo, stravaganti, con i quali in Deus l’ideazione e la costruzione delle moto si perpetua, celebrando la custom culture che, dagli anni 40 ad oggi si è arricchita di stile e tecnologia, una sorta di seconda vita. Tutto il lavoro di Deus è sintetizzato all’interno di un edificio di circa 1.600 mq, a Sydney, in Australia. Tempio dell’entusiasmo, nel quale il design e le suddette attività, si fondono tra loro seguendo un flusso di idee, fruttifere e impetuose.

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Le moto sono il centro di gravitazione della produzione, forse la prima espressione di un nuovo modo di reinterpretare l’essenza della mascolinità. Partendo dalle Yamaha SR400S e TW220S, fino ad arrivare alla Kawasaki W 650S, si resta colpiti dalla diversità delle moto con le quali gli uomini Deus hanno a che fare e dalla completezza della proposta che permette al cliente di sentirsi al centro di un mondo, dall’abbigliamento alle moto, passando per biciclette e tavole da surf, fino a d arrivare a selezioni di libri ed opere d’arte, tutto rigorosamente in look Deus. Questa miscela di culture è spiegata dalla genesi dell’azienda australiana, nata dall’unione di più anime. Infatti il gruppo è composto da motociclisti, ciclisti e surfisti, tutti seriamente fedeli alle loro passioni: grazie a questa sinergia è stato possibile accantonare le frenesie del marketing, generatore delle produzioni di massa, coltivando così il sogno di diffondere una cultura motociclistica fatta di accensioni a pedale e onde da cavalcare.

I tre ”deus”
Il numero tre fa parte dell’identità Deus e casualmente si ripete come un ritornello: le tre direttrici del workshop si ripresentano puntualmente, questa volta rappresentate dai singoli capofila, che, prima da soli e poi in sinergia, hanno contribuito ad alimentare questa fantastica unione di forme e colori.

Dare Jennings
Fondatore di Mambo, una linea di abbigliamento e tavole da surf, conosciuta e diffusa in Australia ormai dal 1984, anno del suo lancio. Vende la compagnia nel 2000, dopo averla portata a fatturare circa 50 milioni di dollari all’anno. Dare dà un netto taglio con tutto quello che, sino ad allora, aveva fatto e decide di trasformare in realtà una delle sue più grandi passioni, da imprenditore questa volta. Così nasce Deus, nostalgico sguardo alla cultura degli anni 70. Anni che videro il mondo del surf strettamente collegato a quello motociclistico. La mission di Mr. Jennings è quella di riportare in auge la simbiotica convivenza di questi due universi, rimasta per troppo tempo orfana di menti.

Ron Hunwick
Ron è un esperto del multi sfaccettato mondo del motociclismo. Ormai da circa venti anni è un punto di riferimento per l’Australia nel settore vendita moto, possiede infatti cinque concessionarie sparse qua e là nel territorio compreso tra Camberra e Sydney. È stato membro del consorzio che ha costruito l’Eastern Creek Racetrack. A Sydney e dintorni è conosciuto per essere l’amico storico del leggendario Jack Brabham. Recentemente Ron ha preso parte all’impeto creativo che ha dato vita alla Hunwick/Harrop, una supertwin da 1.500 cc, raffreddata a liquido, completamente realizzata da un’equipe che, ad onor del vero, sembrerebbe aver dato non poco filo da torcere a due grandi case motoristiche: Porsche e Harley, spiazzate, si son viste sorpassare nei tempi di realizzazione dall’equipe H/H, che è riuscita a realizzare la moto in tempi record, mentre i due colossi ancora annaspavano nel progetto.

Carby Tickwell
Carby è l’art director della ciurma Deus, nato come esperto grafico e moto-ossessionato, si confessa grande sostenitore della filosofia di Colin Chapman: “Molta potenza ti rende più veloce nel rettilineo. Un peso ridotto ti rende più veloce ovunque”. Questa teoria, sostiene Carby, può essere applicata con molta efficacia al design, dove la bellezza trascende nella semplicità e la necessità diventa madre dell’invenzione. Oltre ad essere un grande appassionato del gusto e delle forme, Tickwell sostiene l’energia sostenibile, il biocarburante per esser precisi. Sperimenta questo nuovo e intelligente percorso energetico, portando avanti le sue convinzioni giovanili nella progettazione delle componenti costitutive delle Deus.

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Deus: la genesi
La musa ispiratrice di questo impegnato e caleidoscopico progetto è stata l’Asia. Infatti la coscienza costruttiva inizia a fermentare grazie ai vari viaggi in Giappone che Dare, periodicamente per lavoro doveva affrontare, quando era ancora il proprietario della Mambo. La cosa che più carpiva l’attenzione dell’attuale owner della Deus era il bisogno di riconoscersi in qualcosa, la voglia di custom che aleggiava per le strade di Tokyo, il classico misto al contemporaneo, che portava con sé un lasciapassare verso i territori della fantasia. Nasce così la Yamaha SR. La prima di una lunga serie di creazioni moto-artistiche, madre di una prole sempre più evoluta stilisticamente e di sicuro la solida base per un futuro d’autore.

Deus Mono
Questo tracker è la prima Deus, personalizzabile, destinata al mercato statunitense. La sua vistosa espressione di design molto si addice alla Casa costruttrice, che nell’allestimento di questa moto non ha badato a spese e, come prevedibile, non ha tralasciato nessun dettaglio. Una vecchia gloria rinfrescata da una serie di nuovi interventi, sapientemente mixati alla vena retrò che tanto caratterizza la politica costruttiva Deus. La base sulla quale è stata realizzata la Mono è una Yamaha SR 500 del 1978, acquistata da un uomo colpito da grande sfortuna, che, in avanzato stadio di malattia, si è trovato costretto a liberarsene.

Look ipnotico
Il serbatoio, realizzato con una lega fatta appositamente per Deus, è in tipico stile TT, mentre il sellino è stato ricavato dalla sella di una Kawa W 650. Per gli altri dettagli è doveroso mettere l’accento sulla griglia copri faro e sulla strumentazione, minimale quanto basta, tenendo conto dello stile snello ed essenziale di questa moto. Un miraggio per tanti, privilegio per pochi, visto il suo prezzo che si attesta a circa 20.000,00 $, per il modello base. La Mono, di sicuro stilisticamente “anomala”, cattura immediatamente e inevitabilmente lo sguardo. Stregato dalla “Creatura” è rimasto anche Orlando Bloom, protagonista affermato di una serie di famosissimi film, assiduo frequentatore dell’atelier australiano e proprietario di una Mono, ovviamente!

Ciclistica stravolta
Gli interventi più importanti sono stati realizzati sul telaio, modifiche radicali dell’interasse che, associate alla sostituzione degli pneumatici e dei cerchi, permettono a questa moto di muoversi agilmente su terreni complessi, come quelli sabbiosi, in grande scioltezza. Nello specifico gli pneumatici che contribuiscono ad allestire la Mono sono dei Dunlop 180-14, per l’uso su sabbia, mentre per l’uso stradale è  prevista la variante “k”, della stessa Casa costruttrice. Le sospensioni Öhlins, assicurano una buona stabilità anche se si affrontano velocità più impegnative, alle quali la Mono non è votatissima, ma, in questa sede, il relativismo la fa da padrone.

+42 centimetri cubici
Sul motore invece sono stati eseguiti dei lavoretti abbastanza efficaci che rendono questa monocilindrica un vero spasso. La cilindrata è stata maggiorata e passa da 500 a 542 cc, il rapporto di compressione è aumentato, il cam alleggerito, la testa rettificata. La coppia la ritroviamo tutta ai bassi regimi. Lo scarico è tutto Deus, realizzato per contenere il gran sound che, vista la compressione, potrebbe risultare problematico, magari di notte, di ritorno verso casa.

Deus Nightster
Altra creazione di casa Deus è la Nightster, costruita partendo da una base Harley 1200 V-Twin, da non confondere con la moto di Twilight, anche se va considerata un’occasione persa, vista la possibilità di poter avvicinare la figura del vampiro, mutevole per sua natura, ad una moto che appartiene ad una corrente di pensiero pressoché analoga.

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Muscoli in vista
A differenza delle canoniche Deus, questa rappresentante della famiglia australiana si presenta in maniera sobria, lasciando lo scettro ai muscoli e non tanto ai dettagli, di solito l’essenza della filosofia Deus. Ciò non significa però che la cura dei particolari è stata trascurata. Bisogna soltanto prestare più attenzione nel ricercarli: infatti nell’anteriore della moto è subito visibile una sorta di unghia che fa da cappello al faro, un sottile messaggio subliminale, una specie di artiglio che graffia la strada. Per quanto riguarda gli altri dettagli degni di nota vogliamo mensionare il serbatoio, preso in prestito da una SR 400, i rubinetti del carburante modificati, un ritocco alla mappatura della centralina e per finire la sella che è stata trasformata in monoposto.
La trasmissione sarebbe stata sicuramente molto più accattivante se fosse stata scelta quella a catena; questa nostra perplessità è condivisa anche dai Deus Men che, con rammarico, ci hanno spiegato le esigenze del loro cliente, preoccupato per la “salute” dei suoi pantaloni!
Una moto, questa, sicuramente diversa da tutte le altre Deus, di sicuro geneticamente vicina alle sue sorelle, malgrado la stazza e la pienezza di allestimento.

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